Lucio Pozone: l’uomo che suona la musica della vita

Noemi Fiorentino - Allinners
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LA STORIA DEL MUSICISTA LUCIO POZONE

Lucio è una persona che si scopre piano piano. Può apparire schivo, inizialmente, ma in realtà dentro ha molto da condividere.

Anche a distanza, ho percepito la sua sensibilità e il suo grande affetto nei confronti del mondo. Ho sentito il richiamo del suo cuore e la sua grande disponibilità ad aiutare gli altri e a migliorare il mondo con la gentilezza.

Quando entri dentro la vita di Lucio, che sia leggendo la sua storia, che sia perché entri in contatto con lui, gradualmente senti che ti viene fatto spazio. La sua casa è grande, bella e stimolante, ma è una casa che è stata resa tale nel corso del tempo, con costanza, cura e voglia di vivere. Chi vibra come lui potrà scoprirne la bellezza e la lucentezza, così come accorgersi che essa è un luogo in cui crescere e condividere nuove visioni. Lascio a lui la parola.

 

Ciao Lucio, ci parli di te?

Sono Lucio Pozone, musicista, compositore, fondatore dei FlamenTangoProject e creatore della piattaforma on line Flamenco Facile.

Sono nato a Napoli il 10 ottobre del 1963 e vivo a L’Aquila dal 1971 (attualmente a San Demetrio Ne’ Vestini, a circa 15 km da L’Aquila).

Ho avuto una storia abbastanza movimentata, perché non ho mai veramente accettato il trasferimento dalla mia città natale a quella in cui vivo; fino ai miei sedici anni sono riuscito a sopportare il disagio perché la mia famiglia aveva una bellissima casa vicino Sorrento dove trascorrevo l’estate, ma poi i miei genitori decisero di venderla e io subii un trauma così forte da essere bocciato a scuola direttamente a fine anno scolastico, pur essendo stato fino ad allora uno studente modello.

Recuperai studiando due anni in uno e, per mia fortuna, la musica è sempre stato il mio conforto ed anche il campo nel quale mi sono sempre sentito a mio agio.

La tua famiglia ti ha supportato nel tuo sogno?

Naturalmente per la mia famiglia non esisteva assolutamente la possibilità che quella del musicista potesse diventare una professione e così, mio malgrado, cominciai a lavorare come dipendente di banca.

Mai scelta fu così sbagliata.

Dopo pochi mesi mi ammalai seriamente di linfoma non Hodgkin ad alto grado di malignità e, sono convinto, che ciò accadde per un estremo rifiuto di quella vita che non sentivo mia.

Avevo ventisei anni e la sentenza dei medici fu che sarei vissuto pochi mesi ancora.

 

Che cosa ti aiutò a guarire?

Evidentemente, avevo già acquisito la mentalità da Allinner dato che ora ne ho cinquantasei e godo di ottima salute: in realtà tutti si stupirono della forza interiore che si sprigionò nel lungo anno in cui fui sottoposto a chemioterapia, soprattutto i medici che non riuscivano a spiegarsi come mai fossi l’unico di centinaia di pazienti a non essersi ammalato di febbre pur avendo le difese immunitarie praticamente azzerate.

Superata questa fase difficile della mia vita, ripresi il lavoro in banca che durò nove lunghi anni. Ero molto apprezzato per le mie capacità, ma non ero felice, sicché mi licenziai per cominciare il lavoro di promotore finanziario per una nota banca di investimenti.

 

Come in un effetto domino, poi cosa ti successe?

Non avrei immaginato che, poco dopo, il crollo delle torri gemelle di New York potesse crearmi tante e tali difficoltà da costringermi a lasciare; insieme a me, migliaia di altri promotori finanziari si cancellarono dall’Albo.

Volente o nolente mi trovai a fare finalmente quello che ho sempre voluto fare: il chitarrista professionista.

Naturalmente i primi anni furono di miseria totale dovendo ricostruire una mia immagine e un lavoro che mi desse da vivere.

Devo dire che la mia famiglia mi è stata vicina e mi ha aiutato moltissimo.

 

Sei anche stato in grado di reinventarti!

Si, la mia fortuna è stata quella di aver acquisito una forza interiore enorme, proprio grazie alla malattia vissuta e combattuta da guerriero e anche quella di essere sempre stato uno studioso del controllo della mente e delle capacità nascoste che ogni essere umano ha.

Questa passione mi ha portato a conoscere successivamente il mondo del coaching.

Ho conosciuto molti mentor, alcuni di fama internazionale, ho seguito tanti corsi sia su argomenti tecnici, sia sul mindset e sono giunto alla conclusione che, anche in questo caso, è fondamentale l’empatia con la propria guida.

 

Cosa ti ha portato a venire in contatto con la cultura degli Allinners?

Esplorando i vari corsi, ho conosciuto Matteo Pittaluga e Fabio Gallerani, nei quali ho riconosciuto, quasi immediatamente, l’umiltà e le doti umane, prime fra tutte la disponibilità e la generosità, molto rare in questo ambiente.

Questa particolarità mi ha fatto provare presto una sensazione di estremo agio e protezione: è stato grazie a loro, in particolare durante il percorso del Mentor 4, che sono riuscito a portare a termine il confezionamento del mio video corso di chitarra flamenco, progetto che avevo iniziato anni prima e che mai ero riuscito a completare!

Per questo motivo non sarò mai abbastanza grato a Matteo e a Fabio.

Naturalmente il mio percorso non è terminato, nel senso che, dopo aver finalmente completato il mio info prodotto, sto arricchendo le mie competenze con i corsi All in e Authority per fare della mia attività artistica, una vera e propria attività imprenditoriale nel campo della musica e della didattica.

Che messaggio lanci al movimento degli Allinneres?

Mi riconosco completamente nella filosofia Allinner, prima di tutto perché non bisogna mai mollare e mai darsi un piano B, e poi perché l’unione fa la forza.

L’energia che si percepisce nel gruppo è, scusate il gioco di parole, veramente energizzante e stimola i neuroni a ritrovare in sé stessi non solo la forza, ma anche le soluzioni.

Consiglio di cuore a tutti di arrendersi (ma solo in questo caso!) a questa evidenza che, soltanto diventando un Allinner, si può comprendere appieno.

Un forte abbraccio a tutti i compagni di percorso del movimento Allinner.

 

La storia di Lucio ci porta in modo molto netto a svegliarci, a seguire solo ciò che amiamo, perché è lì la sede della felicità. Non possiamo prendere in giro noi stessi. Questa è la cosa più ovvia che dovremmo ricordarci. Possiamo solo avere il coraggio di ammettere chi siamo e seguire la nostra strada.

La strada di Lucio non era semplice, non era ovvia e già battuta, ma era la sua. E quando l’ha percorsa, il vento ha girato in suo favore.

Succede così a tutti, sempre.

Grazie Lucio Pozone per aver condiviso con noi la tua storia sarà di esempio e di aiuto a molti.

Se non hai ancora la tua copia del libro degli Allinners, ordinala subito a questo link www.allinners.com

Noemi Fiorentino

www.allinners.com/

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