Laura Albace: la dolcezza e la grinta di una Family Coach

Noemi Fiorentino - Allinners
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LA STORIA DI DOLCEZZA E GRINTA DI LAURA ALBACE

Laura, donna che mi è apparsa come fosse in estrema concentrazione, impegnata nel suo compito, alle prese con i preparativi per la riuscita dei suoi progetti.

Come un alchimista è concentrato nella trasformazione del piombo in oro, cosi Laura sta facendo lo stesso, con la purezza del suo cuore, che è riuscita a mantenere vivo e intatto, nonostante le intemperie degli anni.,

Se potessi associarle un colore, sarebbe il bianco, che contiene in sé ogni possibilità. Laura possiede ogni risorsa e, giorno dopo giorno, scoprirà sempre di più come realizzare tutto il suo potenziale, anche quello di cui ancora non è consapevole. E’ in evoluzione continua, è acqua che trabocca da un vaso e innaffia il terreno. E’ donna piena di vita e di amore per gli altri.

Ciao Laura, ci parli di te?

Mi chiamo Laura Albace, provengo da una famiglia di umili origini, mia mamma casalinga e mio papà operaio. Sono cresciuta nella consapevolezza che avrei dovuto lavorare tutto il giorno duramente per arrivare ad avere il minino indispensabile per vivere comunque nella semplicità.

Ho sempre adorato i bambini fin dalla mia adolescenza. Pur non conoscendomi, quando li incontravo, ci guardavamo negli occhi e ci capivamo al primo sguardo. Una sensibilità che non ho mai perso.

Appena finita la scuola superiore, non ho frequentato l’università. Avrei voluto fare psicologia ma le condizioni economiche della mia famiglia non mi permettevano di gravare su di loro pagandomi gli studi universitari, così a 19 anni ho ottenuto il mio primo vero lavoro impiegatizio in una bella azienda con contratto a tempo indeterminato.

Pensavo già che sarei arrivata alla pensione proprio in quell’azienda e ne ero felice (allora), finchè per una serie di motivi questa azienda ha iniziato a fallire, dopo 7 anni di mio lavoro lì, e con lei mi sono sentita una fallita anch’io cadendo nella disperazione.

 

A quel punto cosa è accaduto?

Senza più lavoro e con poche speranze di trovarne uno nuovo, mi sono adattata a fare diversi altri lavori. Nel frattempo sono diventata mamma e le mie priorità sono un po’ cambiate.

Ma ero una mamma che non si adattava a crescere suo figlio come i cosiddetti “esperti” volevano che fosse la genitorialità di oggi. Mi sono sempre informata e molto spesso sono andata controcorrente.

Ad un certo punto una nuova opportunità lavorativa mi si è prospettata. Un buon contratto a tempo indeterminato, un lavoro impiegatizio, con ottimo stipendio e bonus, ma distante da casa e che mi stava togliendo due cose fondamentali: tempo e libertà. Il tempo di veder crescere mio figlio e la libertà di non dover sottostare ad assurde regole aziendali che andavano contro ai miei valori e alla mia moralità.

Così dopo due anni di rospi ingoiati e di annullamento della mia vita familiare, la decisione di licenziarmi e di diventare titolare di una ludoteca/spazio giochi per bambini.

 

Cosa ti ha spinto a fare questo grande salto?

La gioia che vedevo e vedo nei bambini, per me non aveva prezzo. La libertà di scegliere, la decisione solo mia di gestire il mio tempo e quanto dedicarne a mio figlio. Tutto meraviglioso finchè non ho capito che la mia missione non era quella. Solo un passaggio obbligato per capire la mia vera strada.

Ho visto tanti bambini che avevano esigenze e problematiche di diverso tipo ed ho capito che per il loro benessere bisognava agire prima sul benessere dei genitori. Sono tornata un po’ bambina anch’io ed ho capito di cosa avevano bisogno, perciò da genitore ho deciso che dovevo aiutarli.

 

Essere una Family Coach quindi è la tua missione?

Si. Sono partita dal capire me stessa e tornare bambina per aiutare i piccoli e il loro genitori a venirsi incontro e a gestire le proprie risorse.

Ho avuto da poco un secondo figlio. La sua nascita in casa e senza nessun aiuto, mi ha aiutata a capire la forza immensa che può avere un bambino fin dalla sua nascita e la grande forza che avevo io come mamma.

Da quel momento il mio obiettivo personale e professionale è stato nitido davanti a me: aiutare genitori e bambini a vivere consapevoli della loro grande forza.

 

Quanto ha influito la cultura del Movimento Allinners?

Solo dopo questa consapevolezza ho scoperto la cultura Allinners. Io sono una Allinner. Ho voluto fortemente qualcosa e l’ho ottenuto. La strada però è ancora lunga e per arrivare al mio obiettivo professionale, devo ancora studiare e lavorare molto, per questo conoscere persone che sposano la mia stessa filosofia, mi sta aiutando a crescere molto per poter far conoscere il mio scopo della vita nel miglior modo possibile, ma anche permettendomi di avere un business profittevole che permetta a me e alla mia famiglia di vivere nella serenità e nella libertà e che mi permetta di essere un esempio positivo per i miei figli e per tutti i genitori che lo vorranno il mio aiuto.

 

Il messaggio che ci lascia Laura, secondo me, è quello di andare là dove la dolcezza chiama, senza paura che il mondo ci faccia del male.

Ci sono persone pronte a opporsi a quanto di più dolce e delicato ci sia in noi, ma quando agiamo sulla base dei nostri valori più nobili e sentiti, quando lasciamo che il cuore ci guidi, niente e nessuno potrà fermarci davvero. Saremo sospinti dalle circostanze sempre di più e nella fiducia potremo raggiungere il luogo di abbondanza e pace che sentiamo di meritare.

Per cui, Allinners, andate avanti. Chi fuori urla e sbraita non ha guardato ancora profondamente verso se stesso.

Grazie Laura Albace per aver condiviso con noi la tua storia, sarà di esempio per molti.

Se non hai ancora la tua copia del libro degli Allinners, ordinala subito a questo link www.allinners.com

Noemi Fiorentino

www.allinners.com/

 

 

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